L’altipiano Ibleo e le sue peculiarità paesaggistico-naturalistiche ed archeologiche

L’ambito territoriale coinvolto nella realizzazione delle attività progettuali è l’altipiano ibleo ed, in particolare, la proposta si sviluppa all’interno di un’area geografica comprendente cinque diversi ambiti comunali: Ragusa, Modica, Scicli, Ispica e Rosolini.

L’altipiano ibleo presenta incredibili risorse ambientali e paesaggistiche in luoghi unici, sia per la loro rilevanza naturalistica che per l’interesse scientifico che essi tutt’ora suscitano: “Le Cave Iblee”.

Le cave, così comunemente chiamate, sono delle valli fluviali che a tratti ricordano i canyons nordamericani e che caratterizzano il paesaggio degli iblei.

Le suddette si sono formate dall’incessante azione erosiva delle acque, meteoriche e fluenti, su iniziali fratture o faglie.

Esse presentano, agli occhi del visitatore, una molteplicità di aspetti che spaziano da quello geologico-idrogeologico, a quello carsico-geomorfologico, a quello paesaggistico-naturalistico e a quello degli insediamenti umani, le cui origini, documentate, si possono fare risalire al Paleolitico.

Le Cave, solitamente, si presentano impervie e non sfruttabili, dal punto di vista agricolo, dall’uomo. Tale peculiarità ha fatto in modo che la flora e la fauna le sfruttassero quali vere e proprie aree di rifugio. Di conseguenza è proprio nelle cave che si ritrova un elevato numero di specie animali e vegetali di interesse scientifico e biogeografico.

Scopo del progetto è proprio quello di valorizzare e fruire queste aree in quanto esse rappresentano un grande laboratorio a cielo aperto, per la formazione scientifica, naturalistica, ecologica ed ambientale, ma sono anche storia e cultura per la varietà e la molteplicità dei modi con cui l´uomo si è adattato ad esse e ne ha utilizzato le risorse.

Dal punto di vista morfologico, nelle cave si possono distinguere due tipi di ambiente: quello del torrente e quello dei versanti.

peculiarità del paesaggio ibleo, versanti e fondovalle
peculiarità del paesaggio ibleo, versanti e fondovalle

Il torrente che scorre nel fondovalle trascina ciottoli di varie dimensioni (detriti di falda) e modella la roccia in maniera diversa sulla base della resistenza da essa offerta, scavando, ad esempio, gole profonde, caverne, marmitte e laghetti.

I corsi d’acqua più importanti che attraversano le cave iblee sono, sicuramente, il fiume Irminio e il fiume Tellesimo, con tutti i loro affluenti più o meno rigogliosi.

L’ Irminio è il fiume più lungo della provincia. Sull’origine del nome sono state fatte varie ipotesi ma quella più accreditata è l’ipotesi dello storico Solarino, il quale ritiene che sia di origine semitica e significhi “schiere di monti sovrastanti o dossi sporgenti in fuori” richiamando il tipico paesaggio della valle del fiume. L’ irminio è oggi un fiume di piccole dimensioni, ma in passato era caratterizzato da una maggiore copiosità delle acque che lo rendevano navigabile con barconi a fondo piatto.

Il Tellesimo è un fiume a carattere torrentizio della Sicilia sud-orientale. Nasce in Contrada Bellocozzo nella Cava dei Servi o Cava del Tellesimo che si trova sui Monti Iblei. Il Tellesimo dopo una corsa di circa 14 km diventa tributario del fiume Tellaro che a sua volta sfocia nel mar Ionio.

Il microclima del fondovalle è umido e perciò adatto allo sviluppo di una vegetazione idrofila e igrofila costituita da erbe acquatiche, felci, arbusti e alberi (platani e salici): la così detta ripisilva.

I versanti sono caratterizzati da diversi affioramenti calcarei e sono ricoperti da una vegetazione che varia in relazione alla quota (rispetto al fondovalle) e, quindi, alla quantità di acqua che le radici possono intercettare.

Nella parte bassa cresce una macchia alta chiamata anche lecceta, costituita da lecci, querce e lentischi.

Nella parte mediana cresce una macchia bassa costituita da olivastri, piccoli arbusti ed erbe come l’euforbia e la borracina che, in primavera, cresce anche nei praticelli effimeri presenti a questa quota quando il terreno è pianeggiante e cosparso di affioramenti rocciosi.

Alla macchia bassa segue la gariga formata da piccoli arbusti come il timo e la palma nana, mentre, procedendo verso quote più alte, si fanno più frequenti gli affioramenti rocciosi e si passa gradualmente alla prateria steppica, caratterizzata da piante erbacee ad elevato sviluppo radicale (ampelodesma).

  • Prateria steppica ad Ampelodesma Mauritanico o Disa: Ampelodesmos mauritanicus
    Prateria steppica ad Ampelodesma Mauritanico o Disa: Ampelodesmos mauritanicus
    Procedendo verso quote più alte, si fanno più frequenti gli affioramenti rocciosi e si passa gradualmente alla prateria steppica, caratterizzata da piante erbacee ad elevato sviluppo radicale (ampelodesma).
  • Paesaggio di roccia calcarea tipico delle cave iblee
    Paesaggio di roccia calcarea tipico delle cave iblee
    Si passa alla nuda roccia dove crescono capperi, licheni, muschi e, se l’ambiente è sufficientemente umido, felci come la rara Pteris.
  • Pianta di cappero: Capparis Spinosa
    Pianta di cappero: Capparis Spinosa
    Si passa alla nuda roccia dove crescono capperi, licheni, muschi e, se l’ambiente è sufficientemente umido, felci come la rara Pteris.
  • Pianta di cappero: Capparis Spinosa
    Pianta di cappero: Capparis Spinosa
    Si passa alla nuda roccia dove crescono capperi, licheni, muschi e, se l’ambiente è sufficientemente umido, felci come la rara Pteris.
  • Timo selvatico: Thymus L.
    Timo selvatico: Thymus L.
    Alla macchia bassa segue la gariga formata da piccoli arbusti come il timo e la palma nana
  • Timo selvatico: Thymus L.
    Timo selvatico: Thymus L.
    Alla macchia bassa segue la gariga formata da piccoli arbusti come il timo e la palma nana
  • palma nana: chamaerops humilis
    palma nana: chamaerops humilis
    Alla macchia bassa segue la gariga formata da piccoli arbusti come il timo e la palma nana
  • Ripisilva
    Ripisilva
    Il microclima del fondovalle è umido e perciò adatto allo sviluppo di una vegetazione idrofila e igrofila costituita da erbe acquatiche, felci, arbusti e alberi (platani e salici): la così detta ripisilva.
  • Lecceta
    Lecceta
    Nella parte bassa cresce una macchia alta chiamata anche lecceta, costituita da lecci, querce e lentischi.
  • Lecceta
    Lecceta
    Nella parte bassa cresce una macchia alta chiamata anche lecceta, costituita da lecci, querce e lentischi.
  • Olivastro: olea europaea var. sylvestris
    Olivastro: olea europaea var. sylvestris
    Nella parte mediana cresce una macchia bassa costituita da olivastri, piccoli arbusti ed erbe come l’euforbia e la borracina
  • Euforbia: Euphorbia
    Euforbia: Euphorbia
    Nella parte mediana cresce una macchia bassa costituita da olivastri, piccoli arbusti ed erbe come l’euforbia e la borracina

La roccia calcarea, altamente permeabile, assorbe rapidamente l’acqua piovana, poca acqua rimane dunque in superficie ed è per questo motivo che le piante, per recuperare l’acqua di cui hanno bisogno, sviluppano un ampio apparato radicale. Infine si passa alla nuda roccia dove crescono capperi, licheni, muschi e, se l’ambiente è sufficientemente umido, felci come la rara Pteris.

Fauna

La fauna che popola le cave è varia. Fra gli insetti troviamo farfalle, api, grilli, cavallette e cicale; fra i mammiferi si trovano volpi, donnole, conigli, ricci, istrici, topi e pipistrelli; fra i rettili lucertole, ramarri, gechi, colubri e biacchi; fra gli uccelli pettirossi, ballerine, tortore, ghiandaie, upupe, poiane, falchetti, allocchi, barbagianni e civette.

Galleria fotografica: mammiferi

  • Volpe: Vulpes Vulpes
    Volpe: Vulpes Vulpes
  • Donnola: Mustela Nivalis
    Donnola: Mustela Nivalis
  • Coniglio selvatico: Oryctolagus_cuniculus
    Coniglio selvatico: Oryctolagus_cuniculus
  • Riccio: Erinaceus_Europaeus
    Riccio: Erinaceus_Europaeus
  • Istrice: Hystrix_cristata
    Istrice: Hystrix_cristata
  • Topo selvatico: Apodemus-sylvaticus
    Topo selvatico: Apodemus-sylvaticus
  • Pipistrello: Myothis – myothis
    Pipistrello: Myothis – myothis

Galleria fotografica: rettili

  • Biacco: hierophis viridiflavus
    Biacco: hierophis viridiflavus
  • Colubri: coluber viridiflavus viridiflavus
    Colubri: coluber viridiflavus viridiflavus
  • Lucertola: podarcis muralis
    Lucertola: podarcis muralis
  • Lucertola: podarcis sicula
    Lucertola: podarcis sicula
  • Geco: tarentola mauritanica
    Geco: tarentola mauritanica
  • Colubri: coluber viridiflavus carbonarius
    Colubri: coluber viridiflavus carbonarius

Galleria fotografica: avifauna

  • Civetta: athene noctua
    Civetta: athene noctua
  • Barbagianni: tyto alba
    Barbagianni: tyto alba
  • Allocco: strix aluco
    Allocco: strix aluco
  • Poiana: buteo buteo
    Poiana: buteo buteo
  • Gheppio europeo: falco tinnunculus
    Gheppio europeo: falco tinnunculus
  • Upupa: upupa epops
    Upupa: upupa epops
  • Ghiandaia: garrulus glandariu
    Ghiandaia: garrulus glandariu
  • Tortora: streptopelia turtur
    Tortora: streptopelia turtur
  • Ballerina bianca: Motacilla alba
    Ballerina bianca: Motacilla alba
  • Ballerina gialla: Motacilla cinerea
    Ballerina gialla: Motacilla cinerea
  • Pettirosso: Erithacus Rubecula
    Pettirosso: Erithacus Rubecula

La fauna ittica dei torrenti a valle comprende poche specie. Tra i pesci che si rinvengono alcuni appartengono a specie autoctone altri a specie alloctone. Del primo gruppo fanno parte l’anguilla (Anguilla anguilla), il cagnetto fluviale (Salaria fluviatilis) e la trota macrostigma (Salmo trutta macrostigma). Al secondo, invece, appartengono la tinca (Tinca tinca), la carpa (Cyprinus carpio), la trota iridea (Oncorhynchus mykiss); ed infine negli ambienti umidi della ripisilva è stata rinvenuta la presenza di anfibi quali il Bufo bufo spinosus, Discoglossus pictus e Rana lessonae (Pelophylax lessonae).

Galleria fotografica: fauna ittica

  • Anguilla: anguilla anguilla
    Anguilla: anguilla anguilla
  • Trota iridea: Oncorhynchus mykiss
    Trota iridea: Oncorhynchus mykiss
  • Carpa: Cyprinus carpio
    Carpa: Cyprinus carpio
  • Tinca: Tinca tinca
    Tinca: Tinca tinca
  • Trota macrostigma: Salmo trutta macrostigma
    Trota macrostigma: Salmo trutta macrostigma
  • Cagnetto fluviale: Salaria fluviatilis
    Cagnetto fluviale: Salaria fluviatilis

Galleria fotografica: anfibi

  • Rana di lessona: Pelophylax lessonae
    Rana di lessona: Pelophylax lessonae
  • Discoglosso: Discoglossus pictus
    Discoglosso: Discoglossus pictus
  • Rospo Comune: Bufo bufo
    Rospo Comune: Bufo bufo

La nascita delle cave

Gli iblei con le loro cave ed i loro altipiani hanno origini antichissime che si possono datare, con buona approssimazione, in era Cenozoica nell’epoca del periodo Terziario denominata Miocene. Primitivamente costituivano ampi fondali sottomarini ma, successivamente, quando a causa di imponenti movimenti tettonici i fondali si sono alzati, sono emersi dalle acque costituendo la catena degli iblei.

Una testimonianza di ciò è data dalla diffusione di fossili marini all’interno delle rocce che sono costituiti prevalentemente da vari tipi di calcare, da argilla, e da strati di selce spesso affioranti.

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Oltre ai fossili affiorano anche noduli di selce, utilizzati dall’uomo preistorico per costruire utensili taglienti.

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La scarsa consistenza meccanica delle rocce calcaree e le grandi tensioni interne, causate dalle forze tettoniche di sollevamento, hanno, fin dalle origini, prodotto un gran numero di fenditure nel terreno.

Queste col passare degli anni si sono accentuate per l’azione combinata degli agenti atmosferici e dell’acqua. Infatti, l’azione erosiva dell’acqua e del vento associata a quella corrosiva dell’acqua stessa, che insieme all’anidride carbonica ha trasformato il carbonato di calcio iniziale nel più solubile bicarbonato di calcio, ha portato alla formazione delle cave.